CUNEO FISCALE RECORD
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CUNEO FISCALE RECORD

In Italia metà stipendio se ne va in tasse e contributi

Che allentare la pressione fiscale, ormai opprimente per chiunque paghi le tasse, possa essere un appiglio, se non per poterci riprendere, per non sprofondare sempre più giù pare cosa ovvia ma seguire la strada più comoda per chi governa, o amministra, è la scuola di pensiero dominante. Fossi al bar direi che incidere davvero sul cuneo fiscale equivarrebbe a sterilizzare il terreno per tutte le future campagne elettorali. Non sono al bar ma lo dico lo stesso (Paolo Belogi).

La metà dello stipendio dei lavoratori italiani se ne va in tasse e contributi. Un record negativo: in Italia il cuneo fiscale supera di 10 punti la media dell’Unione Europea. Lo sottolinea la Corte dei Conti nel Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica.

Il cuneo fiscale, spiega la Corte, “riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore e il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore) eccede di ben 10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto d’Europa”.

Secondo la magistratura contabile, “accanto a una pressione fiscale tra le più elevate dei Paesi Ue (42,9% del Pil), il total tax rate stimato per un’impresa di medie dimensioni, testimonia di un carico fiscale complessivo (societario, contributivo, per tasse e imposte indirette) che penalizza l’operatore italiano in misura (64,8%) eccedente quasi 25 punti l’onere per l’omologo imprenditore dell’area Ue/Efta.

Per la Corte dei Conti “anche i costi di adempimento degli obblighi tributari che il medio imprenditore italiano è chiamato ad affrontare sono significativi: 269 ore lavorative, il 55% in più di quanto richiesto al suo competitor europeo”.

la Redazione (fonte IL TEMPO.it)

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7 aprile 2017

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