DECRESCITA RENZUSCONI: EXPORT IN DECLINO, NON BASTA L’EURO DEBOLE
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DECRESCITA RENZUSCONI: EXPORT IN DECLINO, NON BASTA L’EURO DEBOLE

Chi guida le sorti dell’Italia? Quale burattinaio muove i poteri forti per arricchire la Casta dei Poteri Finanziari a scapito della Borghesia Decadente?

La Classe Media rischia di entrare nella classe dei poveri, meno numerosa rispetto al passato a livello globale ma più lontana dai super-ricchi? Export in declino?

  1. Pil: dal 2010 fino al 2011, su base trimestrale, è sceso da +1% a -1% finché il complotto dei proeuropa ha costretto Berlusconi alle dimissioni, paradossalmente nel momento in cui il rapporto debito/Pil (linea rossa) cresceva di meno rispetto agli anni del passato. La vera ripresa è partita dalla discesa in campo di Draghi nel luglio 2012, rendendo possibile una stabilizzazione della crescita del Pil trimestrale nel range 0-0,5% dal 2013 ad oggi. Il rapporto Debito/Pil con Berlusconi era al 115% circa poi è volato, a partire dal Governo Monti, al 130% nel 2015 per poi stabilizzarsi. Siamo sicuri che l’Austerità funzioni? A fine 2011 il Pil era a 95 (base 100 del 2007 – linea blu) oggi ancora non è stato recuperato il “livello Berlusconi” il tutto con l’aiuto fondamentale di Draghi                                                                                                                                            
  2. Cosa mantiene a galla l’Italia anche se lontano dai partner europei? L’Export e quindi l’euro debole. Sicuri? Le esportazioni su base trimestrale dal 2009 sono cresciute velocemente a livello nominale e si è passati da 364.744 del 2007 a 417.077 del 2016 quindi +14,3%; però sono cresciute di meno rispetto ai competitor globali: nel 2007 l’Italia aveva una quota mondiale di export del 3,6% mentre nel 2016 del 2,9% quindi -19,44%! Siamo meno competitivi. Come si recupera competitività senza la leva del cambio? O producendo con margini migliori (bassi costi dei fattori produttivi) oppure realizzando processi/prodotti innovativi (tecnologia e investimenti). I Governi, sfruttando forse anche l’opportunità dei flussi migratori, cercano di incentivare il risparmio sui fattori produttivi/lavoro abbassando i salari e quindi impedendo la ripartenza dei consumi: un cane che si morde la coda. Si vuole competere,  in un mondo economico globale, con la Cina che utilizza un modello iniquo che rasenta la schiavitù, un benchmark di produzione non etica.
  3. Nel 2008 l’euro quotava 1,60 per poi scendere al minimo di 1,035 nel 2017 quindi -35,31%: la svalutazione ci ha consentito di aumentare l’export trimestrale ma non ha compensato la repentina perdita di competitività su scala globale. Oggi siamo su un livello cruciale: il cambio 1,20 negli ultimi 15 anni ha rappresentato uno spartiacque tra salita e discesa del cambio. Come è stato possibile crescere negli anni 2000 con un euro che è arrivato a 1,60? Semplice, ci ha aiutato la convergenza a zero dei tassi di interesse: il rendistato è sceso dal 14% del dicembre 1992 (Mani Pulite) al 3% del 2010 per poi risalire a 7% nel 2011 (dimissioni Berlusconi) e scendere nuovamente all’1% oggi. Eppure il debito pubblico è continuato a salire: da una parte si cresceva poco, dall’altra, pur con tassi di interesse decrescenti, si utilizzava la spesa pubblica per tornaconti politici personali accontentando gli elettori e garantendo loro posti di lavoro, spesso altamente improduttivi ed inefficienti, in cambio dei voti, l’Italia ha scelto di percorrere la via del declino in tempi più brevi.

Quale crescita con questi presupposti? Non sapendo più come muoversi i nostri politici, avendo l’obbligo del rispetto del vincolo monetario e delle politiche europee condivise, si affidano a Draghi e all’Europa di Germania e Francia che hanno l’obiettivo di “comprarsi” l’Italia favorendo flussi migratori che portino all’utilizzo di una forza lavoro di basso livello e quindi a basso costo, non consentendo mai una ripresa dei redditi da lavoro (bassa competitività) e quindi dei consumi. Perché? Per portarci, anche se difficile ed inimmaginabile oggi, ad una situazione simile alla Grecia e comprarci  a forte sconto e governarci, un esempio di nuovo Imperialismo senza guerra fatto dai più forti economicamente che, in nome di una finta solidarietà, vogliono aiutarci per comandarci (basta considerare quanto “Made in Italy” è finito in mani straniere negli ultimi anni, soprattutto Cina) . C’è una via d’uscita? No di breve, c’è una Classe Dirigente incancrenita ed egoista che sarà difficile smantellare velocemente, la speranza sono quei giovani che oggi lasciano l’Italia e che domani potranno tornare per Governare il Paese seguendo principi di giustizia, merito ed equità.

Guido Gennaccari

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13 settembre 2017

About Author

Guido Gennaccari

Laureato in Economia e Commercio all’università La Sapienza di Roma. Appassionato di analisi tecnica è consigliere nel Comitato Direttivo della Siat, interviene come esperto alle trasmissioni televisive in onda su Class Cnbc, intervistato spesso come esperto nelle trasmissioni Ballarò (Rai) e DiMartedì (La7). In passato consulente finanziario per Nuovi Investimenti Sim e Alleanza Assicurazioni; esperienza in ABI e docente nel master in “Gestione dell’attività Bancaria, Assicurativa e Finanziaria” (Economia – La Sapienza), ha collaborato con l’agenzia di stampa Il Nuovo Mercato scrivendo proiezioni di analisi tecnica. Trader per i mercati azionari e future, nel settembre 2008 fonda insieme ad altri trader professionisti la Trading Room Roma.


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