MITTENTE GUIDO GENNACCARI, DESTINATARIO ON. ALESSIO VILLAROSA (M5S)
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MITTENTE GUIDO GENNACCARI, DESTINATARIO ON. ALESSIO VILLAROSA (M5S)

On. Villarosa (M5S) mi ascolti: sì Blockchain, no a Tobin Tax e divieto Short Selling

Gentile On. Villarosa, ci siamo incontrati già nel marzo 2014 durante il convegno presso la Camera dei Deputati nel “Confornto sulla Tobin Tax dove, insieme all’amico Saverio Berlinzani e Giuseppe Di Vittorio (che ricordo durante il suo intervento rischiò l’infarto!), vi anticipammo circa i rischi, poi verificatesi, sul probabile basso gettito incassato rispetto a quello previsto, sulla fuga dei capitali, sulla minore liquidità sui mercati, sui maggiori oneri per mancati introiti dall’indotto per colpa di una Tobin Tax solo italiana, neppure europea; nel mio intervento inoltre invitavo anche ad una formazione/informazione e incentivazione presso i nostri imprenditori relativamente alla cultura del capitale di rischio, appello in parte ascoltato con l’attuazione dei PIR e che spero continuerà con il decollo del crowdfunding e social lending.

Torniamo al suo intervento del 5 luglio, On. Villarosa, partiamo da un punto positivo: il “sistema di pagamento condiviso” sembra un’ottima idea perché fondato sulla blockchain, tecnologia alla base del bitcoin, e salvaguarderebbe privacy e tracciabilità (Big Data), anche se le banche si stanno già organizzando, a livello europeo, su modalità di “instant payments”. Comunque quello è il futuro. Per quanto concerne il secondo punto, tobin tax/derivati e divieto di short selling, ecco alcuni spunti su cui riflettere:

  1. La speculazione è una “Operazione commerciale o finanziaria consistente nell’acquistare per rivendere, o nel vendere per ricomprare, con il fine di conseguire un profitto dalla differenza di prezzo (di merci, valute o titoli) in diversi momenti del mercato” quindi anche l’investimento è un’operazione speculativa, dovrebbe, a mio modesto parere, specificare “A noi non piacciono le operazioni di investimento velocissime o ad alto grado di speculazione” così, tanto per essere precisi, la speculazione non è una cosa negativa ma è qualcosa che facciamo tutti. Chi guadagna speculando paga le tasse su eventuali guadagni (con aliquota aumentata al 26%) e quindi ci sarebbero benefici per la collettività, giusto? Ma si possono anche perdere quei soldi, che sono comunque già stati tassati in qualche altro modo.
  2. Vendite allo scoperto. Partendo dal presupposto che lo “short selling” potrebbe essere configurabile come un’assicurazione dai ribassi di mercato per il singolo investitore (oltre a fornire liquidità al mercato potrebbe evitare bolle finanziarie solo al rialzo), tutti i vincoli imposti dai Regulator non hanno impedito la discesa del titolo in Borsa come dimostrato da Mps che ha portato come esempio: il divieto di short selling è un’idiozia e non ha bloccato mai i ribassi di mercato. Gli Speculatori di short selling a cui fa riferimento lei sono state le grandi banche internazionali che avevano comprato CDS sul debito italiano senza avere come sottostante il debito italiano, vendendo al contempo btp per cercare di provocare l’evento default e incassare lauti guadagni; questo meccanismo ha portato lo spread a 750 bp nel novembre 2011 e alle contestuali dimissioni di Berlusconi, nel periodo in cui il debito pubblico italiano cresceva ma più lentamente e meno di quello dei partners europei, per poi mettere al riparo Monti da tale pratica con il Regolamento Europeo del 14 marzo 2012, in pieno periodo di crisi, poi scongiurata da Draghi nel luglio (“Whatever it takes”). Comunque sullo short selling l’ESMA fornirà delle linee guida entro al fine del 2017, vedremo.
  3. Derivati. Sono strumenti finanziari “neutri”, nati per coprire i rischi, dove è l’utilizzo del soggetto che ne determina il grado speculativo alto (utilizzo senza sottostante magari a leva) o basso (utilizzo per copertura del sottostante). La copertura del rischio, non sapendo quando questi si verificherà, non può essere imminente ma giustamente deve essere coerente per tipologia e dimensione dell’operatività con l’obiettivo di copertura che si è impostato. Le amministrazioni pubbliche devono avere persone capaci di valutare bene le operazioni finanziarie che mettono in essere oppure, nel caso del Mef, ci vuole trasparenza sul perché viene messa su un’operazione con CDS. Un derivato, opzione o future, non è speculativo solo perché contiene per natura l’effetto leva finanziaria.
  4. La tobin tax era una provocazione che ipotizzava una piccola tassa, ipotizziamo 0,10 cent di $, per ogni transazione sul mercato delle valute in qualsiasi parte del mondo con destinazione del gettito a favore dei paesi più poveri. Una soluzione demagogica e impraticabile come ammesso dallo stesso Tobin (oggi, rispetto ai tempi di Tobin, nel mondo ci sono meno poveri assoluti ma assistiamo alla distruzione del ceto medio nelle economie avanzate). E’ una tassa non su guadagno ma solo su una negoziazione, quindi non c’è un reddito effettivo da tassare e porta meno liquidità sui mercati perché gli operatori si spostano altrove; la bassa liquidità e la non quotazione su un mercato sta alla base delle attuali “irreali e opache” valutazioni delle azioni delle banche non quotate e, con la Tassazione sulle Transazioni Finanziarie, si assisterebbe ad uno stimolo di tale processo degenerativo e patologico. Mi duole aver visto accademici, quali il Prof. Leonardo Becchetti, asserire nel convegno del 2014 che, secondo studi della FSA, mercati più lenti e illiquidi sarebbero preferibili. Basta demagogia!            
Passiamo ai suggerimenti:
  • divieto dell’utilizzo per la banca di leva finanziaria per operazioni, diverse da prestiti, fidi o mutui, sui mercati finanziari e OTC (riallineamento tra moneta ed economia reale anche se oggi con i QE l’equilibrio è momentaneamente saltato); limite della leva finanziaria per legge al retail oppure obbligo per gli intermediari di modelli di garanzia sul conto corrente per non andare sotto come nel famoso caso del Franco Svizzero;
  • rapporti tollerabili tra stipendi dei top manager e dipendenti oppure partecipazioni dei dipendenti ai bonus del management;
  • si parla di debito ma il vero problema non è la quantità del debito ma la qualità: è necessario non parlare sempre di debito con tagli spesa pubblica o tasse ma fondamentale sarà la ripresa della produttività, via abbandonata da oltre 30 anni.

Disponibile per un confronto costruttivo, a presto.

di Guido Gennaccari (fondatore di Trading Room Roma)

Commenti

11 luglio 2017

About Author

Guido Gennaccari

Laureato in Economia e Commercio all’università La Sapienza di Roma. Appassionato di analisi tecnica è consigliere nel Comitato Direttivo della Siat, interviene come esperto alle trasmissioni televisive in onda su Class Cnbc, intervistato spesso come esperto nelle trasmissioni Ballarò (Rai) e DiMartedì (La7). In passato consulente finanziario per Nuovi Investimenti Sim e Alleanza Assicurazioni; esperienza in ABI e docente nel master in “Gestione dell’attività Bancaria, Assicurativa e Finanziaria” (Economia – La Sapienza), ha collaborato con l’agenzia di stampa Il Nuovo Mercato scrivendo proiezioni di analisi tecnica. Trader per i mercati azionari e future, nel settembre 2008 fonda insieme ad altri trader professionisti la Trading Room Roma.


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