10 FEBBRAIO 2018 – GIORNO DEL RICORDO – MIT INTERVISTA L’ ON. ENZO RAISI
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10 FEBBRAIO 2018 – GIORNO DEL RICORDO – MIT INTERVISTA L’ ON. ENZO RAISI

“La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale” .
Recita così il primo comma dell’articolo 1 della legge 92 approvata il 30 marzo 2004. All’onorevole Enzo Raisi, presente in Aula per l’approvazione e convinto sostenitore della legge, abbiamo rivolto alcune domande per ripercorrere lo stato d’animo travagliato che ha accompagnato l’iter di legge.

Intervista a cura di GIOVANNA SENATORE – Redazione MIT-Modernizzare l’italia

Il Giorno  del ricordo fu istituito con la legge del 30 marzo 2004 su proposta di alcuni parlamentari,  perlopiù  di AN e FI e, tu, con orgoglio, ricordi spesso di averla votata. Ci parli del clima politico in cui maturo’ e fu poi approvata la legge?

Il vero artefice di quella legge fu l’amico Roberto Menia, senza il suo impegno, la sua volontà’ quella legge non sarebbe mai diventata tale. Roberto sentiva il peso di quell’obbiettivo, i ricordi dei suo famigliari esuli che gli avevano raccontato da bambino quella storia di istriani e dalmati italiani massacrati e cacciati dalle loro terre era un qualche cosa che era diventato parte integrante del suo dna politico. Era talmente teso al momento del voto che quando fece la dichiarazione di voto per il nostro gruppo di An dovette interrompersi molte volte perché’ singhiozzava e al momento della dichiarazione del risultata da parte del Presidente della Camera con la conseguente ufficialità’ che la legge era passata, Roberto scoppio in un pianto liberatorio. Uno dei miei piu’ bei ricordi della mia esperienza parlamentare.

Torino, “No a cortei fascisti nel giorno del ricordo”. Orvieto, “Cobas e comitato cittadino antifascista organizzano mostra fotografica e presidio antifascista”. In entrambi i casi pensi sia stato colto il senso del Giorno del ricordo?

La sinistra democratica voto’ la legge sulla Giornata del ricordo, ma nell’ambito della sinistra politica e culturale, rimane l’idea prevalente che quello sterminio di italiani, quel genocidio ad opera dei comunisti titini altro non fosse che la reazione al dominio dell’Italia fascista in quelle terre. Fatti storicamente e oggettivamente falsi ma alimentati per anni dalla propaganda comunista e questo pesa ancora oggi anche se ufficialmente la sinistra democratica ricorda quei fatti tragici insieme a tutti noi. Vi e’ poi il senso di colpa della classe democristiana che per anni al governo del nostro Paese ha per decenni occultato e negato quei tragici fatti, per poi arrendersi davanti all’evidenza dei fatti resi pubblici da storici coraggiosi. Anche questo rimane e pesa e’ sufficiente ascoltare le parole del presidente Mastella in occasione della cerimonia fatta al senato oggi in occasione della giornata del ricordo, si scaglia contro i nazionalismi violenti, nessun accenno specifico alla violenza titina e comunista responsabile di quei massacri.

L’estrema sinistra, accolse negativamente la proposta di legge. Perfino Bertinotti fu contestato e,  in un clima da guerra civile,  fu accusato di “attaccare la Resistenza ed i partigiani “. In Italia non saranno mai maturi i tempi per una pacificazione nazionale?

Per molti anni ancora no e sopratutto fino a quando i partiti, a destra come a sinistra, continueranno ad usare fascismo e antifascismo, la guerra civile del ‘43/‘45 come elementi di confronto nel dibattito politico quotidiano. Troppo odio ancora scorre nella politica italiana su quel momento storico, impossibile fare riflessioni storiche neutre. Entrambi gli schieramenti hanno interesse, a causa anche della pochezza delle politica italiana di oggi, a tenere aperto uno scontro culturale politico che a distanza di tanti anni comunque suscita interesse tra i cittadini italiani

Non sono mancate neppure le critiche storiografiche. Lo storico del colonialismo, Angelo del Boca ha definito la legge “una battaglia strumentale della destra in contrapposizione alla Giornata della Memoria”. L’intento in realtà non era quello di voler completare un quadro storico complesso?

Angelo Del Boca non e’ uno storico, ma un fazioso che fa politica scrivendo di storia. Nessuno ha mai pensato,almeno tra noi promotori della legge, di fare dei paragoni tra lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti e il genocidio degli italiani istriani e dalmati. Ogni paragone e’ impossibile sia per il numero delle vittime, per la strategia scientifica con la quale i nazisti cercarono di eliminare non solo cacciare gli ebrei, il loro obbiettivo era sterminarli tutti. L’obbiettivo dei titini comunisti era quello di cacciare e in parte annientare gli italiani di quelle terre perché’ ne rappresentavano la borghesia acculturata, il peggior ostacolo per chi stava per impiantare un regime comunista. La   storia della repressione italiana in  Yugoslavia e tutte le altre baggianate dei crimini coloniali italiani sono solo sciocchezze per giustificare un genocidio politico che aveva solo un obbiettivo, instaurare un regime comunista e gli italiani borghesi erano un ostacolo da eliminare. Notare che gli italiani risiedevano in terre considerate oggi Croazia, ossia le terre degli Ustascia, alleati dei nazisti e ben piu’ violenti del nostro esercito presente allora in terra Yugloslava.

L’onorevole Roberto Menia fu il promotore della legge, lui che è figlio di profughi italiani delle terre dell’Istria, di Fiume e dalmate. Del giorno dell’approvazione conservi con orgoglio un ricordo struggente, ce ne parli?

A questo ho già’ risposto nel primo punto posso solo ribadire che non dimenticherò’ mai quel pianto liberatorio di Roberto, una immagine che ad ogni giornata del ricordo mi torna sempre in mente

 

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10 febbraio 2018

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