FAME NEL MONDO? LA COLPA È DELLE FOTO DELLE GRIGLIATE!
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FAME NEL MONDO? LA COLPA È DELLE FOTO DELLE GRIGLIATE!

Riporto un post apparso, nei giorni scorsi, sui giornali locali. Post perché quando non recano la firma di una giornalista o di un giornalisto, così facciamo contenta la Boldrini, faccio un po’ di fatica ad elevarli al rango di articoli, ma questa è un’altra storia. Tornando al post, onde evitare possibili incomprensioni, la mia considerazione (due righe in coda) vorrei fosse preceduta dalla lettura del post di cui sopra, in modo che, letti in quest’ordine, io possa apparire il meno matto possibile.

Fotografare di nascosto una persona, incorniciare con un cerchio rosso, come fosse un bersaglio, e inviare la foto ai mezzi di informazione: lo chiamano “monitorare i parcheggi”, per darci ad intendere che stanno svolgendo chissà quale lavoro d’inchiesta sull’esistenza dei cosiddetti “parcheggiatori abusivi” (in realtà’ questuanti). Sai che novità!

Che novità e che coraggio. Vigliacchi invece: scegliersi un nemico a sua insaputa ed additarlo all’opinione pubblica. Un nemico debole – comodo eh? – una persona senza diritti di cittadinanza. Provino a fotografare e pubblicare allo stesso modo un qualsiasi cittadino in regola, uno che potrebbe rivolgersi ad un avvocato, magari che sappia anche il loro nome e cognome rigorosamente acquattato dietro le sigle di partito.

Vigliacchi e parassiti: politicamente intendo, laddove le loro rendita politica è data unicamente dall’ostracismo nei confronti del diverso, guarda caso sempre individuato tra i più indifesi. Una rendita politica facile che non ha bisogno di grandi analisi – che tocca studiare! – ma si accontenta di stigmatizzare la diversità (il meridionale? l’omosessuale? lo straniero? ecc.) trasformandola in intolleranza, a volte anche violenta.

La questione dei profughi se non ci fosse bisognerebbe inventarla per questi! Ci si avvinghiano come l’edera alla quercia. Parassiti appunto. Vigliacchi, parassiti e ridicoli: fateci caso, hanno fotografato l’extracomunitario ma hanno pedantemente coperto il numero di targa delle auto in sosta. Lui non ha diritto ad alcuna privacy – sarà anche una persona, forse, ma un cittadino no! quindi non ha diritti! – ma il padrone dell’auto si, chissà cosa starà facendo lì? magari non vuol farlo sapere, rispettiamolo.

A questi gli piace fare il capoclasse col gessetto in mano, ma alla lavagna segnano solo il nome del compagno “sfigato” non certo quello del figlio del dottore. E non vengano a dire che il vero bersaglio dei loro strali è il Sindaco, non è vero, altrimenti ci sarebbe stato lui al centro della foto cerchiato di rosso. Vigliacchi e razzisti. Quelle foto sono il sintomo preoccupante di una sorta di idrofobia, la bava alla bocca di una certa politica, che sta contaminando velocemente la società civile, rispetto alla quale occorrerebbe trovare un antidoto prima della vera e propria epidemia.

L’odio porta solo altro odio. Io invece penso, scrivendo queste poche righe – indecise tra sdegno ironia e sarcasmo – ai miei colleghi/e, compagni di lavoro nella fabbrica di cui sono dipendente, provenienti dalla Nigeria, arrivati ormai da almeno quindici anni (e che difficilmente leggeranno queste righe), persone come noi che con molto coraggio, ma anche tristezza, hanno lasciato la loro terra di origine, avara quando non violenta. Ci vuole molto coraggio per farlo.

Il coraggio. Stanno lavorando a testa bassa per mantenere la propria famiglia qui e mandare qualcosa là, per sostenere gli anziani o per far mettere in piedi un’attività lavorativa ai propri cari che sono rimasti: aiutiamoli a casa loro? Ci stanno già pensando per conto proprio. Perciò non meritano l’odio, bensì il rispetto e a volte anche ammirazione. Allora? Su queste foto malate nessun altro ha qualcosa da dire? Mi piacerebbe sentire qualche parere, non tanto dei soliti, noti esponenti politici locali, quanto della società civile.

Per esempio insegnanti, imprenditori, autorità religiose, artisti, sindacalisti… E il variegato e ricco modo del volontariato che tanto fa. Vorrei che in questo caso dicesse qualcosa. Ed infine chiedo ai direttori dei mezzi d’informazione: era opportuno pubblicare quelle foto in quella maniera?

Ed ora perderò amici su Facebook…

…ma boh, magari la comunicazione è stata fatta male e gestita peggio ed il post, ben scritto (per non togliere meriti a nessuno dirò che è a firma di Roberto Primavera), di certo “acchiappa” (che la tentazione a mettere il “Mi piace” l’ho avuta pure io) ma mi pare un po’ come dare la colpa alle foto delle carbonare, delle grigliate e degli apericena per la fame nel mondo, scattate pure quelle all’insaputa dei soggetti fotografati (l’accostamento è volutamente esagerato).

Inoltre non so esattamente quale norma si violi a fotografare qualcuno per strada, che è ancora un luogo pubblico. Forse nessuna? Ma potrei sbagliare.

Infine, sui social, altri personaggi locali si sono prodotti anche goliardicamente nel condannare le foto di denuncia, sorvolando sul tema che quelle foto riportavano a galla e ormai, a giudicare dalla carrellata di “Mi piace” che ottengono, hanno gioco facile a far perdere di vista l’attività parallela a quella dei parchimetri ed a scagliarsi più contro chi dice come stanno le cose che a favore dei parcheggiatori abusivi, che rimarranno abusivi. Almeno fino quando non li regolarizzeranno.

A mia difesa dai buonisti ricordo che in passato non ho mancato di difendere i parcheggiatori abusivi ma mai mi succederà di spendere mezza parola benevola per chi prima ha permesso e per chi ora incoraggia tale attività: dovesse capitare, abbattetemi.

E comunque cerchiarsi le foto del profilo di rosso, per i barricaderos del terzo millennio, sta diventando un must.

di Paolo Belogi

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12 maggio 2017

About Author

Paolo Belogi

Paolo Belogi Classe 1966. Già Sottufficiale infermiere M.M., ora invalido civile a tempo indeterminato per via di una fastidiosa atassia di Friedreich che non mi molla un attimo! Negli ultimi anni ho dedicato tempo, e quel poco con cui potevo contribuire, al mondo del volontariato e alla vita politica locale. Ah, insieme ad altri (io molto indegnamente) mi occupo della vita social di questo sito.


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