LUCA PROIETTI SCORSONI, IO E I “ROSSOBRUNI”
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LUCA PROIETTI SCORSONI, IO E I “ROSSOBRUNI”

Ho sempre considerato la Destra come quel crocevia politico e culturale dove è possibile far incontrare le istanze tipiche del liberalismo con quelle più attinenti alla dottrina conservatrice, dando così luogo ad una misticanza valoriale più simile ad una sintesi virtuosa che non ad un compromesso tattico e di basso profilo. Insomma, io la vedo in questo modo.

Del resto le varie destre necessitano di un collante – che possiamo definire fusionismo o eclettismo che dir si voglia – grazie al quale poter esaltare le molteplici sensibilità in un equilibrio ideale in continua evoluzione.

Tuttavia, e mio malgrado, tale posizione, specie negli ultimi tempi, appare minoritaria nonché velleitaria in quanto quella che un tempo veniva definita Destra “sociale” o “radicale” sta assumendo dimensioni egemoniche anche grazie, se mi è permesso, a correttivi concettuali ad elevato tasso di centralismo selvaggio.

Ne consegue che la discrepanza più rilevante, tra le due principali percezioni caratterizzanti la Destra, riguarda il ruolo assunto dal (libero) mercato. Un’opportunità per taluni – quorum ego -, una iattura, se non peggio, per altri, come se quell’aggettivazione di “sociale”, adottata poc’anzi, fosse un sinonimo diretto di statalista. Alias: solo il Leviatano è in grado di tutelare e soddisfare i bisogni di ampi strati della società. A partire da quelli meno abbienti, certo. Anzi, non è certo per niente.

Detta in altri termini: il capitalismo viene additato dai rossobruni – o fasciocomunisti per adoperare un’espressione alla Pennacchi, ma sempre con il massimo rispetto – alla stregua di un mostro dotato di arbitrio cinicamente raziocinante e con istinti esiziali per l’ordine costituito, il nucleo familiare, il retaggio del nostro vissuto cristiano e gli ancoraggi valoriali del popolo. Già, il popolo.

Ecco, anche qui bisogna fare un po’ di chiarezza intellettuale. Se non altro perché la semantica gioca un ruolo fondamentale per marcare le distanze tra i nostri due emisferi. Per la destra sociale il “popolo” è, appunto, un costrutto sociologico, una realtà autonoma, omogenea e coesa che “subisce” il liberismo, le élite tecnocratiche ed è preda di continui complotti transnazionali.

Per la destra liberale invece fa fede quell’accezione del termine che diede Don Sturzo quando, richiamandosi al “populus”, voleva sottintendere le convinzioni, la fede, le tradizioni e le aspirazioni, nel contribuire al cambiamento del Paese, da parte dei componenti di una comunità, nonostante la loro naturale e fisiologica tensione alla ricerca individuale.

D’altro canto, se così non fosse, il popolo visto da “destra” somiglierebbe eccessivamente alla “massa proletaria” tipica di un certo comunismo. Ed infatti, nemmeno a farlo apposta, proprio un filosofo marxista, Diego Fusaro, è divenuto l’idolo “colto” di questo particolare conservatorismo. Un giovane studioso dalla preparazione profonda e robusta, bisogna riconoscerlo, ma si tratta pur sempre di un estimatore di Marx.

Ergo, la storia, nel mentre, non solo è andata avanti ma ha pure dimostrato come il barbuto di Treviri “qualche” cantonata l’abbia presa. Che ancora non lo comprendano a sinistra ci può stare, ma che a destra qualcuno lo voglia riattualizzare, nonostante il pantheon di sapienti ai quali si potrebbe attingere, rimane una cosa davvero incomprensibile.

di Luca Proietti Scorsoni (già su Blu Lab)

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9 agosto 2017

About Author

Luca Proietti Scorsoni Luca Proietti Scorsoni, attualmente ricopre l'incarico di Responsabile Provinciale del Settore Comunicazione per Forza Italia a Terni. Nel partito dal 2011, con il Popolo della Libertà. Inoltre collabora da anni con vari blog e associazioni di area liberale. Nel 2015 vince un concorso di idee promosso dal PPE, grazie a cui ha potuto frequentare un corso di formazione politica tenutosi a Bruxelles. In ambito lavorativo svolge attualmente la professione di Copy per conto di una società di marketing ternana. E’ vicepresidente dall'Associazione Amici della Fondazione Ugo Spirito Renzo De Felice - delegazione di Terni.


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