FESTA DELLA LIBERAZIONE IL GIORNO DOPO
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FESTA DELLA LIBERAZIONE IL GIORNO DOPO

“Oggi del Risorgimento prevale un’immagine oleografica e denudata dei valori profondi che lo ispirarono. La Resistenza e la lotta di liberazione corrono lo stesso rischio e, per di più, non appartengono ancora alla memoria collettiva dell’Italia repubblicana.

Mi chiedo, colleghi – affermò Violante – me lo chiedo umilmente, in che modo quella parte d’Italia che in quei valori crede e che quei valori vuole custodire e potenziare nel loro aspetto universale di lotta alla tirannide e di emancipazione dei popoli, non come proprietà esclusiva, sia pure nobile, della sua cultura civile o della sua parte politica, mi chiedo – dicevo – cosa debba fare quest’Italia perché la lotta di liberazione dal nazifascismo diventi davvero un valore nazionale e generale, e perché si possa quindi uscire positivamente dalle lacerazioni di ieri”.

È un virgolettato che Adnkronos pubblica il 25 aprile del 2008…

…e che, come si legge, attribuisce a Violante ma erano parole pronunciate addirittura qualche anno prima. Intanto a Roma sfilano due cortei molto divisi e diversi e, manco a dirlo, opposte tifoserie si scontrano sui social. La parole di Violante, insomma, stanno invecchiando dal secolo scorso senza averci avviato a quel cammino di memoria un po’ condivisa che si auspica da qualche decennio, ma forse è da ingenui pensare che l’Italia, nel 2017, possa essere di tutti.

Niente da fare, ci piace ancora giocare a partigiani e repubblichini.

E lo dico con tutto il rispetto di cui sono capace per entrambe le fazioni di allora però mi chiedo pure come, al sicuro dietro le nostre tastiere dei pc o in macchina, con gli occhi fissi sullo smartphone, ci comporteremmo oggi. Specialmente con i tanti saltafossi che ci circondano: sia quelli dei piani alti i quali, contesi dai tanti talk, hanno la grande capacità di offrirsi al pubblico con la faccia di quel preciso momento, sia quelli di periferia che la cosa più ardita che riescono a fare è eliminare tutti i selfie del loro recentissimo passato, ché potrebbero essere non graditissimi ai nuovi compagni di strada.

di Paolo Belogi

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26 aprile 2017

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Paolo Belogi

Paolo Belogi Classe 1966. Già Sottufficiale infermiere M.M., ora invalido civile a tempo indeterminato per via di una fastidiosa atassia di Friedreich che non mi molla un attimo! Negli ultimi anni ho dedicato tempo, e quel poco con cui potevo contribuire, al mondo del volontariato e alla vita politica locale. Ah, insieme ad altri (io molto indegnamente) mi occupo della vita social di questo sito.


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